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  • Luca Ripamonti

RIFLESSIONE SUL FUTURO DOPO MATTEO MESSINA DENARO

All’indomani dello storico risultato che lo Stato ha conseguito con l’arresto del ricercato numero uno Matteo Messina Denaro, non possiamo far altro che complimentarci con tutti coloro che, negli ultimi 30 anni, hanno collaborato, in alcuni casi perdendo anche la vita, per poter far vincere la giustizia sulla criminalità organizzata.


Alla luce di quanto espresso, come già ricordato in innumerevoli occasioni di altro genere, un singolo arresto non deve essere sinonimo di soluzione, ma solo di un passo avanti verso la giustizia, per questo non abbassare la guardia risulta vitale.


Ritengo che il passo fondamentale sia quello di promuovere la prevenzione della criminalità ponendo l’accento sul nostro futuro, la nuove generazioni, valorizzando maggiormente le ore di lezione di Educazione Civica per insegnare come essere dei cittadini modello; sin dall’antica Grecia venne ad affermarsi il principio che la scuola non dovesse mirare tanto ad avviare ad una data professione, quanto a formare degli uomini liberi e raziocinanti, in grado di operare scelte consapevoli, una volta divenuti cittadini adulti.


Come arrivare quindi a tale risultato?

I media comunicano notizie sconvolgenti, tanto che risulta quasi impossibile arrivare al termine di un telegiornale senza che vengano riportati atti come vandalismi, scippi, rapine e non solo. Si parla di escalation della violenza che pervade le giovani generazioni interrogandosi sulle motivazioni. I dati confermano che, in Italia, l’incremento è maggiore rispetto ad altri paesi dell’Unione. La criminalità è generalmente diffusa e non è necessariamente imputabile solo al rango sociale di provenienza.

Gli studi sociologici confermano che le tradizionali agenzie di socializzazione, famiglia e scuola, dove i giovani dovrebbero formare la propria personalità e imparando a vivere insieme, sono in crisi. Invece di questi ambiti, gli adolescenti valorizzano maggiormente altri due agenti: i mass media ed i coetanei.

I modelli di comportamento aggressivi, continuamente reperibili con facilità disarmante in televisione, social e videogiochi, evidenziano in alcuni casi valori di successo personali, ottenuti impunemente al fine di raggiungere i vertici della scala sociale. Da essi i giovani percepiscono che trasgressione, violenza e appartenenza a bande criminali possono essere considerati potenti fattori di successo degni di emulazione, non dando più peso a ciò che è lecito e ciò che non lo è. L’adesione a tali illusioni di successo, deriva dal fatto che i valori diffusi dalla società attuale soddisfano sempre meno le giovani generazioni, creando forti disagi. Dilaga sempre più la necessità di soddisfazione personale a discapito di quella sociale, fino a rasentare il narcisismo.


Come prevenire questo fenomeno devastante per la società?

Occorre intervenire sulle agenzie di socializzazione prima citate. Anzitutto la scuola, un contesto fondamentale dove i futuri adulti iniziano e potenziano le loro relazioni sociali.


Una buona scuola crea una buona società.


Tuttavia, nonostante le innumerevoli riforme, l’istruzione italiana è ben lontana dagli standard qualitativi delle istituzioni europee, fondate sulla stretta collaborazione fra scuola e famiglia, nella condivisione di un progetto educativo solido e comune, dal momento che valori quali inclusione, condivisione e cooperazione, atti ad imparare a gestire il proprio essere, tempo, emozioni e sport sono presenti in modo attivo nei nostri curricula da meno di un decennio.

Ancor più importante, non educa gli studenti a diventare pienamente cittadini. Finita la scuola dell’obbligo i giovani dovrebbero conoscere le strutture sociali fondamentali, aver imparato la politica, l’economia, i diritti ed i doveri dei cittadini e le questioni morali. Infine, il percorso scolastico dovrebbe educare ai media, dove i giovani passano gran parte del loro tempo ed assorbono contenuti, sviluppando il necessario spirito critico utile a codificarli.


In conclusione, ritengo utile sottolineare ulteriormente, quanto il forte rapporto fra le istituzioni educative sia fondamentale nella creazione di un futuro e responsabile cittadino che deve avere come faro l’equità, l’uguaglianza e la difficile capacità di far valere i propri diritti attraverso l’espressione della non violenza.

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